Su LEFT Filippo La Porta parla di Mardjan

March 08, 2017

Metti una sera a Zanzibar

Riccardo de Torrebruna con MARDJAN (Ensemble) ha scritto un romanzo che finge di essere un film che finge di essere un romanzo. Un libro al tempo stesso scorrevole e straniante. C’è  un regista, Gabriel, che muore ma poi scopriamo che era tutta una finta… mi fermo qui, per non rovinare la suspense. Una troupe francese va in Zanzibar  a girare un B-movie di spionaggio, Madjan, e poi lì avviene un delitto, che si intreccia con storie di spionaggio, trame politiche, giri loschi, oscure gelosie. Pur essendo lungo quasi 600 pagine il libro ha ritmo e disegna personaggi credibili. La grande invenzione del romanzo è il detective nero,  Milton, profilo scultoreo, ispettore del Dipartimento criminale di Stone Town, capitale dello Zanzibar. Nel dialogo con l’ispettore (corrotto) Willey questi gli dice: «Vaffanculo, non fare il negro buono con me. Chi ti credi di essere, Denzel Washington?». È un omaggio al cinema, almeno a John Ford e a John Houston, e poi a Wenders. Ma viene citato anche Rambo III e l’attore Chuck Norris. Inoltre  Maigret, una parte del romanzo si svolge a Pigalle. Il libro somiglia a una rilettura postmoderna di Conrad contaminato però dall’hard boiled. La pioggia, anche quando non c’è, è la protagonista del libro. All’inizio si dice che l’umidità di Zanzibar è così intensa da sembrare pioggia e poi a un certo punto leggiamo che la pioggia si stacca dal cielo e si scatena come se una diga invisibile avesse ceduto di schianto. Certo, il rifacimento, la parodia o ironia, ma se i fondali sono di cartapesta le passioni sono autentiche, «schegge di corallo che grondano sangue». Come se l’autore ci dicesse: attenti, non c’è più niente da raccontare in questo Occidente sfinito, terminale, estenuato, e allora proviamo a trasferirci in Africa, un’Africa oscillante tra depliant turistico e una descrizione d’ambiente precisa, quasi Ebano di Kapuscinski: La sua Africa è immaginaria eppure certe descrizioni ci restano impresse, tutti quei tetti di lamiera e casupole con sciami di bambini…

su IL BICCHIERE DIVERSO, recensione di Cesare Colonna

December 15, 2014

Blood & Breakfast- edizioni Ensemble- esce fuori dalla penna veloce e scura di Riccardo De Torrebruna, che per modus rappresenta quasi un richiamo ad uno stile narrativo tipico della fine del ‘700, quei proto-noir che avevano l’odore di strade fumose, angoli bui e protagonisti distanti, estranianti nella loro tetra compattezza.

Questi elementi, che si percepiscono a più livelli, con differenti gradi di lettura e interpretazione, si puntellano come fondamenta in quello che è una perfetta fusione tra magistrale descrittività, dialoghi brillanti e un occhio decisamente cinematografico. “Il cinema ha dato molta consistenza alla scrittura dei dialoghi serrati e intensi del libro” mi ha confidato dopo la presentazione tenuta alla fiera della piccola e media editoria di Roma (Più Libri Più Liberi). Il tessuto che si forma e su cui scivola la trama rievoca così, come ha detto durante l’incontro Marco Risi, “un po’ dell’Hitchcock di Psycho” non mancando di altre influenze avute grazie alla lettura dei romanzi di Dostoevskij, Kafka e finendo con Thompson. Il pensiero corre dunque, al concetto dello “straniamento” tanto caro a Bertolt Brecht dove , tracciando i contorni dei personaggi e descrivendoli a filo d’anima si vuole lasciare il lettore incollato alla vicenda, al messaggio, senza mai immedesimarsi emotivamente col protagonista.

Quanto detto basterebbe per chiudere qui la recensione e suggerirvi di acquistarne una copia, ma quello che ho tra le mani è molto di più: è uno di quei romanzi che si raccontano, e ti raccontano un mondo, quello che ci circonda, ma anche e soprattutto quello interiore, scatola cinese che racchiude una storia e ne cela altre mille, che parte da un paesaggio che all’apparenza può sembrare anonimo ma che, ad una più attenta analisi, potrebbe rivelarsi come un luogo esatto e che trova la sua peculiarità nel contrasto tra il panorama agreste e le colate di cemento che lo scrittore, parlando della scelta fatta, ha spiegato cosi: “Trovo di impatto il fatto che un tratto di terra con distese di verde affacciate sul mare siano divenute vittima del degrado urbano”, e che si ingrandisce con lentezza voluta verso la storia del protagonista, Carl, studente di medicina fallito che decide di avviare un bed & breakfast nella villetta ricevuta in eredità dalla nonna una donna fredda e odiosa con la quale non ha mai avuto alcun tipo di rapporto, e che inizia a prendere dei toni tetri quando i primi due ospiti scompaiono nel nulla e Carl sente nascere il bisogno di violenza.

Da subito si è sbilanciati in un alternarsi tra mondo reale e mondo onirico, un fondersi di pensieri, azioni e momenti che destabilizzano il lettore, in una sfida lenta ma tenace che lo accompagnerà per tutta il libro, facendo ruotare progressivamente il meccanismo della storia fino all’inaspettato finale

Un libro per gli amanti delle letture di genere che cercano qualcosa in più del solito cliché, tetro, con dialoghi intensi, che spinge nei meandri più oscuri della psiche e dell’anima, lasciando invischiati come in un pozzo di pece.

Cesare Colonna

LEGGERE A COLORI

November 22, 2014

Blood & Breakfast,  un thriller avvincente e ricco di tensione. L’autore si spinge nelle zone più oscure dell’animo umano, esplorando il senso di non appartenenza che spinge Carl, il protagonista, un giovane studente fuori corso di medicina, alla ricerca di un’identità che lo assolva dal male di vivere e plachi la sua incontrollabile pulsione alla vendetta.

Giocata su una falsariga che allude al cinema horror, la storia di Carl se ne discosta profondamente, tracciando il quadro di un potenziale serial killer segnato dal dubbio di essere l’autore dei delitti che avvengono nel Bed&Breakfast che ha avviato, “Avec les Temps ”.

Come la vecchia canzone di Leo Ferré, il romanzo è un viaggio a tappe negli squarci del passato, nelle associazioni improprie che fanno risorgere nella mente di Carl le figure tormentate della sua infanzia. Un impresario di cantanti di terza fila si sovrappone alla figura di suo padre. Un bambino affetto da sonnambulismo lo riporta ai disagi del suo rapporto con la madre, scatenando reazioni che lo inducono alla violenza, fino alla piena consapevolezza di sé, della propria identità di assassino e dell’incontrollabile voglia di uccidere.

Nel degrado urbano in cui è ambientato, sotto i gironi infernali di una sopraelevata, tra la fregola consumista dei centri commerciali e una costa adriatica ormai cementificata, Blood&Breakfast ha la progressione di un’operazione chirurgica votata a sviscerare la radice di un male di vivere che non offre scampo, la fenomenologia di un serial killer dal volto umano, confuso, come ognuno di noi, tra la gente.

Riccardo de Torrebruna con questa opera mette in luce ancora una volta le sue qualità di scrittore. Direttore artistico presso lo Studio Acting Itaka, a Roma, attore, autore teatrale di successo e sceneggiatore, il suo testo Zoo Paradiso è stato prodotto e messo in scena all’Actors Studio di New York e ha vinto il Premio E. Maria Salerno per la drammaturgia. Blood & Breakfast pubblicato da Edizioni Ensemble, verrà presentato il 5 dicembre a Roma in occasione della fiera Più Libri Più Liberi in presenza del regista Marco Risi.

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